Michelangelo Antonioni

Opere

Opere principali: 
Anno di produzione: 
2004
Titolo Opera: 
Il filo pericoloso delle cose (episodio da Eros)
Tipo Opera: 
Lungometraggio
Ruolo ricoperto: 
Regista
Anno di produzione: 
1975
Titolo Opera: 
Professione Reporter (The Passenger)
Tipo Opera: 
Lungometraggio
Ruolo ricoperto: 
Regista
Anno di produzione: 
1970
Titolo Opera: 
Zabriskie Point
Tipo Opera: 
Lungometraggio
Ruolo ricoperto: 
Regista
Anno di produzione: 
1995
Titolo Opera: 
Al di là delle nuvole (co-regia di Wim Wenders)
Tipo Opera: 
Lungometraggio
Ruolo ricoperto: 
Regista
Anno di produzione: 
1966
Titolo Opera: 
Blow-up
Tipo Opera: 
Lungometraggio
Ruolo ricoperto: 
Regista
Anno di produzione: 
1964
Titolo Opera: 
Deserto rosso
Tipo Opera: 
Lungometraggio
Ruolo ricoperto: 
Regista
Anno di produzione: 
1962
Titolo Opera: 
L’eclisse
Tipo Opera: 
Lungometraggio
Ruolo ricoperto: 
Regista

Festival e premi

Principali premi e riconoscimenti: 
Anno di partecipazione: 
1957
Nome del concorso: 
Festival di Locarno
Tipo/Titolo del premio: 
Premio della Giuria per "Il grido"
Anno di partecipazione: 
1962
Nome del concorso: 
Festival del Cinema di Cannes
Tipo/Titolo del premio: 
Premio speciale della giuria per "L'eclisse"
Anno di partecipazione: 
1982
Nome del concorso: 
Festival del Cinema di Cannes
Tipo/Titolo del premio: 
Premio 35esimo anniversario per "Identificazione di una donna"

Michelangelo Antonioni

Tipo autore: 
Il più intellettuale dei nostri grandi registi, Michelangelo Antonioni è nato a Ferrara il 29 settembre del 1912. I genitori sono Elisabetta Roncagli e Ismaele Antonioni. Entrambi operai ma il padre con corsi serali riesce ad avere un’educazione che gli permette una posizione nella medio borghesia. Gli amici di Michelangelo sono proletari e anche quando arriva all’Università, dopo il diploma all’Istituto Tecnico, la schiettezza delle donne della classe operaia è la cosa che apprezza di più. Si laurea in Economia e Commercio all’Università di Bologna. Inizia a fare teatro rappresentando autori come Ibsen, Cechov e Pirandello. Diventa giornalista nei tardi anni Trenta, scrive per il Corriere Padano e nel 1940 a Roma per Cinema rivista dove conosce Cesare Zavattini. È anche al Centro Sperimentale di Cinematografia e nel 1942 è tra gli sceneggiatori di Un pilota ritorna di Roberto Rossellini. È anche aiuto regista di Marcel Carné in Francia per I visitatori della sera. Il suo primo cortometraggio viene cominciato nel 1943 e terminato dopo la guerra, Gente del Po. Questo cortometraggio aveva un taglio neorealista mentre il primo lungometraggio di Michelangelo, Cronaca di un amore, se ne discosta molto. Paola, Lucia Bosè, ragazza povera è diventata moglie di un ricco industriale ma il suo ex amante Giulio,Massimo Girotti, torna dal passato. I due decidono di togliere di mezzo il marito ma questi muore per un vero incidente. Sentendosi comunque in colpa Giulio lascia Paola. L’interesse è verso la superficialità dell’alta borghesia, l’aridità spirituale dei personaggi come la definì il regista. Dopo il film a episodi I vinti presentato alla Mostra di Venezia e con Francesco Rosi come aiuto regista, gira La signora senza camelie. Interpretato ancora da Lucia Bosé, con Andrea Checchi e Gino Cervi è la storia di Clara, assistente di negozio che viene scelta da Gianni, per una nuova pellicola. Quando Ercole, un produttore senza scrupoli, vede che il pubblico per la proiezione test è più interessato all’attrice che alla pellicola decide di far rimontare il film. Gianni e Clara nel frattempo si sposano e lui diventa molto geloso e possessivo. Il film è un grande ritratto dell’aridità e del cinismo nel mondo del cinema dietro la facciata pubblica. Nel 1955 altro cambio di registro con un film, Le amiche, dove le sequenze sono lunghe e i personaggi hanno diverse storie apparentemente disconnesse tra loro. Tratto da Cesare Pavese e interpretato da Eleonora Rossi Drago, Gabriele Ferzetti e Yvonne Furnaux. Clelia ritorna a Torino dopo anni e decide di aprire una casa di moda. In questo modo conosce Rosetta e le sue amiche. Due anni dopo un grande capolavoro sulle corde del melodramma, Il grido, con Alida Valli, Steve Cochran e Betsy Blair. È il primo film di Antonioni con attori internazionali (la stessa Valli aveva già girato all’estero Il terzo uomo con Orson Welles e Il caso Paradine di Alfred Hitchcock con Gregory Peck) e vince il Premio della Giuria al Festival di Locarno. Un operaio, Aldo, è padre di una bambina avuta da Irma il cui marito è emigrato e non ha più dato notizie. Alla notizia della morte del marito però quest’ultima rifiuta il matrimonio con Aldo. Quest’ultimo allora vagabonda alla ricerca del passato e di altre donne. Il suo amore disperato per Irma però lo porterà al suicidio. Nel 1960 il primo film della tetralogia sull’incomunicabilità. L’avventura viene subito accolto dalla censura in modo assurdo e viene sequestrato per oscenità per alcuni giorni. Un film che segna una svolta non solo per il regista ma anche per il cinema italiano e quello mondiale. Ambientato alle isole Eolie narra della scomparsa di Anna e della ricerca da parte del suo compagno e di una sua amica. Storia ridotta all’osso, pochi dialoghi, grande cinema rivoluzionario. Lea Massari, Gabriele Ferzetti e Monica Vitti (fino ad allora doppiatrice aveva fatto un paio di particine e un film di Mario Amendola) gli interpreti. Seguono La notte e L’eclisse negli anni 1961 e 1962. Il primo con Jeanne Moreau e Marcello Mastroianni, musiche del jazzista Giorgio Gaslini. L’eclisse conta l’interpretazione di Alain Delon in coppia con Monica Vitti. Vittoria lasciato il suo compagno, un architetto, conosce alla Borsa di Milano Piero ed hanno una breve relazione. Riceve il Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes. Deserto Rosso quarto e ultimo film della serie sull’incomunicabilità, viene due anni dopo. Monica Vitti è ancora l’eroina affiancata questa volta dall’inglese Richard Harris. Carlo di Palma crea una fotografia rossa come l’accenno nel titolo a un deserto mentale che la protagonista deve affrontare dopo un’incidente d’auto. Segue nel 1966 il primo film della trilogia anglosassone (un film britannico e due americani), Blow up. Un fotografo, David Bailey, donnaiolo e molto sicuro di sé di improvviso conosce una donna misteriosa alla quale è legato un delitto indecifrabile se non nell’ingrandimento di una foto casualmente scattata da David. Il film però non è un thriller ma una sorta di analisi al microscopio della swinging London di metà anni Sessanta. Si sposta verso il fenomeno hippies invece con Zabriskie Point, che conta almeno due sequenze memorabili: l’amore di coppie nude nel deserto e un’esplosione al rallentatore con la musica dei Pink Floyd. Jim Morrison dei Doors aveva composto L’America per il film ma non viene scelta,come Harrison Ford che viene scartato e non ha ancora messo le punte dei piedi nel cinema hollywoodiano. Professione reporter con Maria Schneider e Jack Nicholson narra invece di uno scambio di persona tramite un passaporto e un uomo morto. Il fotografo protagonista pensa che prendendo l’identità dello sconosciuto ha la possibilità dicambiare in meglio la propria vita di cui è stanco. Il film rimane, dopo un’uscita di non grande successo, nelle mani di Nicholson che per molti anni non vuole che venga riproposto al cinema. Quando cede, tutti si accorgono che è uno dei migliori film di Antonioni. Soggetto scritto da Clare People, moglie di Bernardo Bertolucci. Dopo l’esperimento digitale televisivo Il mistero di Oberwald (da Jean Cocteau) con Monica Vitti e Franco Branciaroli, sceglie Tomas Millian per Identificazione di una donna. Un regista sta cercando di trovare un’idea per il suo nuovo film e intende trovarlo attraverso una donna. Si tratta dell’ultimo film compiuto del regista, che gli farà vincere il premio del 35esimo anniversario del Festival di Cannes nel 1982. Dopo una malattia che lo rende muto dirigerà un film a metà con Wim Wenders Al di là delle nuvole e un episodio di Eros. Dei piccoli film per aiutare il regista a ritrovare la gioia del set. Muore a Roma il 30 luglio del 2007, sembra destino, lo stesso giorno in cui scompare anche il grande regista intellettuale svedese Ingmar Bergman.

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